"If I think about the future of cinema as art, I shiver" (Y. Ozu, 1959)

NAKED LUNCH (5) - The Card Counter + The Master Gardener (Paul Schrader)

Saturday, 11 March 2023 00:24

Giona A. Nazzaro

Il professionista Paul Schrader alla ricerca della Grazia

 

 

Dopo avere attraversato il Rubicone di una possibile fine del cinema, testimoniata dal magnifico The Canyons, Paul Schrader ha dato vita, con sorprendente regolarità, da professional hollywoodiano del tempo che fu, a una produzione nella quale ha sviscerato con chirurgica passione le sue preoccupazioni etiche e morali, quindi eminentemente cinematografiche, che riportano tutte all’opera di Bresson. The Card Counter e il recente The Master Gardener sono forse i tasselli più precisi dell’elemento chiave del cinema di Schrader: un uomo e la sua stanza.

Intorno a questi due elementi ruotano infatti le premesse di una riflessione filosofica che si trasforma in un’indagine filmica, formale. Ossessionato dai suoi temi di sempre, Schrader tenta, visibilmente, di trovare una via d’uscita per i suoi personaggi e se stesso.

 

 

Se First Reformed costeggiava l’Apocalisse, The Card Counter rimetteva in campo l’idea di espiazione. The Master Gardener, invece, sin dal titolo, rimanda all’idea di un Eden da riconquistare. Un Paradiso terrestre dal quale l’uomo si è autoesiliato attraverso il Peccato (P maiuscola per forza di cose) che però deve essere riconquistato a tutti i costi. E quindi si inizia a dare nomi alle cose. In principio c’è la Creazione, ma da questa, però, discendono tutti i nomi. E i nomi si conservano nell’etica di un lavoro ben fatto, anche se il lavoro non garantisce la Salvazione, essendo i nomi dei Giusti che si salveranno già scritti.

Come diceva Efele a Issione nei Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, “Tu sei tutto nel gesto che fai”. E così anche il giardiniere - che per traslazione non può che rimandare a Dio - colui che il Giardino lo ha voluto in primo luogo, non può che rimettere mano alla Creazione. Annusare la Terra, calpestarla con i piedi nudi, ritornare a essere un uomo fra gli esseri umani.

Il giocatore di carte, invece, è un passo indietro. Le carte, sottoposte a un numero chiuso di possibilità matematiche, ed esposte al calcolo e alla seduzione del denaro: non può alzare, ancora, lo sguardo.

Il gioco d’azzardo, come ricorda Baudrillard, per essere tale, non può cedere alla tentazione del baro, deve restare aperto alla possibilità del colpo di dadi. Quello che potenzialmente potrebbe scombinare tutte le possibilità.

Il giardiniere, invece, deve assecondare ciò che (già) è. Tutto è scritto nei semi.

Ed è qui che il ragionamento cinematografico di Schrader diventa filmico.

Fare il cinema che è già stato fatto - che sempre si farà - come una riconquista della Grazia, come un rifare ciò che si è perduto. Ricominciare di nuovo a imparare a fare.

Esiste quindi uno scarto profondissimo - per quanto intimo - fra i due film. Perché fra i due titoli vi è chiaramente un passaggio.

Coloro che vedono sia nella guerra che nelle milizie naziste una debolezza di sceneggiatura, come un eccesso di evidenza, non comprendono il senso simbolico del segno.

Nel caso del giardiniere, la sua caduta è incisa sulla pelle.

Interessante è come converge in entrambi i film l’idea di un lavoro fatto bene, che in Hawks trova l’espressione più evidente, e il modo in cui, da questo, si origini, misteriosamente, un sentiero per la Salvazione.

In The Card Counter il giocatore incontra una giocatrice: e i due saperi non s’intrecciano perché animati da due progetti opposti, se non nel momento in cui il giocatore si arrende alla Grazia.

Il giardiniere, invece, la Grazia la vuole conquistare. La desidera. Ed è in questo scarto di volontà che il film segna un passaggio di consapevolezza. Il giardiniere agisce per essere riammesso nella Casa dalla quale è stato esiliato.

L’immagine della ragazza, lungi dall’essere una proiezione di un anziano maschio bianco eterosessuale, come pure è stato insinuato, rimanda a un’idea di purezza dantesca; la ragazza è un’immagine-schermo dietro la quale si cela Dio. Schrader aveva già lavorato questo versante, in chiave hitchcockiana, in Obsession. Qui la ragazza diventa dichiaratamente il tramite verso i cerchi superiori del Paradiso (sempre intesi in chiave dantesca).

Per cui si saldano in un unico piano sequenza - quello finale - tre piani del lavoro schraderiano.

Quello hawksiano, il lavoro eseguito bene, quello bressoniano, la progressiva eliminazione di ogni elemento superfluo, è infine la dantesca assunzione della Grazia.

Il giardiniere, forse, sarà riammesso nel giardino dell’Eden dal quale era stato espulso.

 

 

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